Dal cortile al condominio
Seconda parte: i primi anni Sessanta del secolo scorso
Francesco Stucchi
Tra la fine degli anni Cinquanta e gli inizi degli anni
Sessanta va a saturarsi l’area compresa tra via Italia, via Montegrappa e via
Mazzini con condomini ancora dello IACPM, alcuni di iniziativa privata, ma
anche con palazzine e case singole.
I progettisti del primo periodo sono il geometra Ronchi
Giuseppe che risulta a volte con lo studio in via San Nazzaro, a volte con lo
studio a Monza. Il primo tecnico sicuramente belluschese è il geometra
Pierangelo Gaviraghi; seguiranno poi il geometra Erminio Stucchi e il geometra
Albino Parolini, titolare poi anche di una propria impresa edile. Le prime imprese
di costruzioni sono la “Parolini Domenico”, poi “Luigi (Gino) Buoli” e
la “Brambilla e Stucchi”.
Una tipologia particolare di edifici riguarda la palazzina
affiancata alla fabbrica per i proprio operai: nel ’60 quella dell’Alfa Gomma e
nel ’61 quella della Bloch, entrambe a tre piani di residenza.
Nel ’61 inizia il “furore edilizio”: dalla cinquantina di
pratiche edilizie mediamente presentate in comune negli anni precedenti, quelle
del ’61 sono 70 e nel ’62 addirittura 118, comprese le autorizzazioni per le
recinzioni e un numero significativo per realizzare bagni all’interno o in
aggiunta alle case esistenti.
Rimanendo nella tipologia del condominio, nel ’61 sono
edificati i condomini di via Suardo 21, la palazzina Passoni in via Santa
Giustina e il condominio “Suardo” sull’angolo via Suardo- via Bergamo.
Quest’ultimo è il primo condominio di sei piani fuori terra
ed è il primo dotato di ascensore, la qual cosa sembra abbia prodotto timori
sul costo di gestione; tra gli acquirenti si trovano anche investitori nel
“mattone”. Ancora adesso, entrando in paese da via Milano si evidenzia insieme
alla torre del castello.
Il condominio presenta negozi al piano terra e tre
appartamenti per piano, due da tre locali e uno da due locali. Per la presenza
dei negozi non viene realizzata la recinzione; la trasformazione dello spazio
esterno verso strada in parcheggio avverrà di fatto e in tempi successivi. Il
progetto è dell’Ing. Angiolini di Vimercate con u
na qualche ricerca stilistica,
il grande finestrone sul vano scala, la differenziazione dei volumi: l’uso del
mattone faccia vista con inserti in calcestruzzo martellinato sul corpo nord e
con un rapporto di asimmetria tra portone d’ingresso e tamponamento del vano
scala. Il rivestimento nel classico “Terranova” invece sul prospetto Ovest,
rivestimento in travertino per il piano terra dei negozi. I negozi sono: la
ferramenta del Cagnola, la sartoria della signora Pisati, per un breve periodo
un negozio di pasta fresca dei coniugi Sangalli, poi il parrucchiere per uomo
di Sebastiano e Gianni Concas e la mitica “Latteria”. L’ascensore ad aperture
manuali ha la cabina con il rivestimento in legno, è del tipo a fune con
l’impianto in sommità del vano che spunta dalla copertura del tetto.
A seguire nel ’62 vengono presentati i progetti per il
condominio “Brivio” di via Suardo 11 e il condominio “Giardino” di via Verdi,
entrambi con sei piani fuori terra, con ascensore e con quattro appartamenti
per piano.
Nello stesso anno vengono progettati i condomini alla fine del
lato sud di via Bergamo, sulle proprietà Oggioni e a firma dell’ing. Gennasio
che è anche il titolare dell’Alfa Gomma. Il complesso, con negozi del numero
civico 88, riprende l’uso del mattone faccia vista; tre corpi scala
distribuiscono gli appartamenti. Era previsto anche il completamento con altri
corpi di fabbrica a sud e a ovest a chiudere un cortile centrale, edifici non
realizzati.
Sempre in quegli anni vengono realizzati i due condomini
“Mazzaferri”, angolo via Lombardia via Liguria. Del ’63 sono anche i condomini
in via San Nazzaro e la palazzina Dozio in via Manzoni con annesso laboratorio
artigianale ed esposizione di mobili.
Ci sono anche progetti che non si realizzano come un’improbabile
lottizzazione ad est della cascina Bellana, sui terreni degli Oggioni di Burago,
chiamata “Quartiere Brianteo” con la previsione di una notevole quantità di
villette (la stessa operazione che andrà in porto qualche anno dopo proprio a
Burago).
Altra operazione solo parzialmente realizzata è quella del
villaggio “Futurama” in via San Nazzaro sulla strada che conduce alla Cascina
Cà di Sulbiate. Nel ’62 viene presentato il progetto della “Villa padronale”
con un impianto decisamente moderno a richiamare lo stile dell’”architettura
organica”, posizionato in fondo al lotto. Nel ’65 viene poi presentato il
progetto complessivo denominato “Casa Club Futurama” una serie di case
unifamiliari da 45 a 65 metri quadri con piscina e campi da tennis, pensate probabilmente
come seconde case da fine settimana per cittadini che però non hanno trovato i
favori del mercato.
Nei condomini gli appartamenti presentano la classica
distribuzione del corridoio, quasi sempre non illuminato, che distribuisce i
locali: la cucina molto spesso abitabile, le camere da letto, bagno in fondo al
corridoio e spesso della stessa larghezza e il nuovo “misterioso” locale del
soggiorno, rigorosamente chiuso, da utilizzare solo in alcune occasioni, con i
pizzi sul divano magari ancora con i cuscini incellofanati. Il bagno molto
piccolo non riusciva ad ospitare il nuovo elettrodomestico della lavatrice,
magari proprio di modello Candy costruito a Brugherio. Così con la lavatrice
messa in cucina, con lo scarico “volante” dentro il lavandino (si poteva
recuperare l’acqua di scarico per gli ammolli), capitava che il tubo
fuoriuscisse dal lavandino e si allagasse tutto l’appartamento.
Il bagno era rivestito fino all’altezza di 1,5m circa con
piastrelle di ceramica 15x7,5 di colori pastello giallino, verdino, azzurro e
pavimento in gres nero con striature bianche. Il boiler era ad accumulo
elettrico; il gas arriverà dopo.
Il riscaldamento è centralizzato con caloriferi in ghisa ma
più spesso, più economicamente, in acciaio; la caldaia era a gasolio (quantità
incredibile di CO2 e polveri nell’aria) con il serbatoio interrato nel cortile
che veniva rifornito periodicamente con le autobotti. Proprio la ditta F.lli.
Biella Petroli si era insediata e sviluppata in via San Nazzaro.
Altro impianto centralizzato era quello della raccolta
rifiuti: una colonna sufficientemente ampia, spesso in eternit, aveva ad ogni
pianerottolo uno sportello in cui venivano buttati i sacchetti dei rifiuti; alla
base, in cantina, in un locale immondezzaio venivano raccolti i rifiuti che
dovevano essere messi in sacchi più grandi e portati allo smaltimento. Ogni
tanto il tubo si intasava contribuendo alle discussioni e liti condominiali. Nei
primi anni non esisteva il servizio pubblico e ogni condominio gestiva in
privato lo smaltimento. Quando viene istituito il servizio pubblico, i mezzi
consistevano in un carretto trainato da un asino e gestito dallo stesso
stradino del comune.
Anche l’acqua aveva un solo contatore. Contrariamente a
quanto avviene nei cortili, per la gestione delle spese e degli spazi comuni ed
anche perché è previsto dalla legge, i condomini devo incaricare un
amministratore. Tra i primi a svolgere questo ruolo è il sig. Vittorio Pisati.
Si sperimenta così la faticosa democrazia diretta delle assemblee condominiali.
Una rivoluzione culturale di quegli anni è stato il pavimento a cera. Realizzato in marmette di seminato, formato 40x40 quello più grande, veniva consegnato lucidato a piombo. Il compito è diventato tenerlo lucido. Belluschesi che fino a poco tempo prima avevano il gabinetto in cortile o ricavato nella stalla, si lavavano nel mastello in casa e nel catino in camera, si sono ritrovati in poco tempo a camminare su pavimenti traslucidi trascinando apposite “pattine” e a comprare un nuovo rumoroso elettrodomestico: la lucidatrice elettrica con serie di spazzole intercambiabili.

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