lunedì 6 aprile 2026

 

Dal cortile al condominio

Seconda parte: i primi anni Sessanta del secolo scorso

Francesco Stucchi

Tra la fine degli anni Cinquanta e gli inizi degli anni Sessanta va a saturarsi l’area compresa tra via Italia, via Montegrappa e via Mazzini con condomini ancora dello IACPM, alcuni di iniziativa privata, ma anche con palazzine e case singole.

I progettisti del primo periodo sono il geometra Ronchi Giuseppe che risulta a volte con lo studio in via San Nazzaro, a volte con lo studio a Monza. Il primo tecnico sicuramente belluschese è il geometra Pierangelo Gaviraghi; seguiranno poi il geometra Erminio Stucchi e il geometra Albino Parolini, titolare poi anche di una propria impresa edile. Le prime imprese di costruzioni sono la “Parolini Domenico”, poi “Luigi (Gino) Buoli” e la “Brambilla e Stucchi”.

Una tipologia particolare di edifici riguarda la palazzina affiancata alla fabbrica per i proprio operai: nel ’60 quella dell’Alfa Gomma e nel ’61 quella della Bloch, entrambe a tre piani di residenza.

Nel ’61 inizia il “furore edilizio”: dalla cinquantina di pratiche edilizie mediamente presentate in comune negli anni precedenti, quelle del ’61 sono 70 e nel ’62 addirittura 118, comprese le autorizzazioni per le recinzioni e un numero significativo per realizzare bagni all’interno o in aggiunta alle case esistenti.

Rimanendo nella tipologia del condominio, nel ’61 sono edificati i condomini di via Suardo 21, la palazzina Passoni in via Santa Giustina e il condominio “Suardo” sull’angolo via Suardo- via Bergamo.

Quest’ultimo è il primo condominio di sei piani fuori terra ed è il primo dotato di ascensore, la qual cosa sembra abbia prodotto timori sul costo di gestione; tra gli acquirenti si trovano anche investitori nel “mattone”. Ancora adesso, entrando in paese da via Milano si evidenzia insieme alla torre del castello.

Il condominio presenta negozi al piano terra e tre appartamenti per piano, due da tre locali e uno da due locali. Per la presenza dei negozi non viene realizzata la recinzione; la trasformazione dello spazio esterno verso strada in parcheggio avverrà di fatto e in tempi successivi. Il progetto è dell’Ing. Angiolini di Vimercate con u
na qualche ricerca stilistica, il grande finestrone sul vano scala, la differenziazione dei volumi: l’uso del mattone faccia vista con inserti in calcestruzzo martellinato sul corpo nord e con un rapporto di asimmetria tra portone d’ingresso e tamponamento del vano scala. Il rivestimento nel classico “Terranova” invece sul prospetto Ovest, rivestimento in travertino per il piano terra dei negozi. I negozi sono: la ferramenta del Cagnola, la sartoria della signora Pisati, per un breve periodo un negozio di pasta fresca dei coniugi Sangalli, poi il parrucchiere per uomo di Sebastiano e Gianni Concas e la mitica “Latteria”. L’ascensore ad aperture manuali ha la cabina con il rivestimento in legno, è del tipo a fune con l’impianto in sommità del vano che spunta dalla copertura del tetto.

A seguire nel ’62 vengono presentati i progetti per il condominio “Brivio” di via Suardo 11 e il condominio “Giardino” di via Verdi, entrambi con sei piani fuori terra, con ascensore e con quattro appartamenti per piano.

Nello stesso anno vengono progettati i condomini alla fine del lato sud di via Bergamo, sulle proprietà Oggioni e a firma dell’ing. Gennasio che è anche il titolare dell’Alfa Gomma. Il complesso, con negozi del numero civico 88, riprende l’uso del mattone faccia vista; tre corpi scala distribuiscono gli appartamenti. Era previsto anche il completamento con altri corpi di fabbrica a sud e a ovest a chiudere un cortile centrale, edifici non realizzati.

Sempre in quegli anni vengono realizzati i due condomini “Mazzaferri”, angolo via Lombardia via Liguria. Del ’63 sono anche i condomini in via San Nazzaro e la palazzina Dozio in via Manzoni con annesso laboratorio artigianale ed esposizione di mobili.

Ci sono anche progetti che non si realizzano come un’improbabile lottizzazione ad est della cascina Bellana, sui terreni degli Oggioni di Burago, chiamata “Quartiere Brianteo” con la previsione di una notevole quantità di villette (la stessa operazione che andrà in porto qualche anno dopo proprio a Burago).

Altra operazione solo parzialmente realizzata è quella del villaggio “Futurama” in via San Nazzaro sulla strada che conduce alla Cascina Cà di Sulbiate. Nel ’62 viene presentato il progetto della “Villa padronale” con un impianto decisamente moderno a richiamare lo stile dell’”architettura organica”, posizionato in fondo al lotto. Nel ’65 viene poi presentato il progetto complessivo denominato “Casa Club Futurama” una serie di case unifamiliari da 45 a 65 metri quadri con piscina e campi da tennis, pensate probabilmente come seconde case da fine settimana per cittadini che però non hanno trovato i favori del mercato.

Nei condomini gli appartamenti presentano la classica distribuzione del corridoio, quasi sempre non illuminato, che distribuisce i locali: la cucina molto spesso abitabile, le camere da letto, bagno in fondo al corridoio e spesso della stessa larghezza e il nuovo “misterioso” locale del soggiorno, rigorosamente chiuso, da utilizzare solo in alcune occasioni, con i pizzi sul divano magari ancora con i cuscini incellofanati. Il bagno molto piccolo non riusciva ad ospitare il nuovo elettrodomestico della lavatrice, magari proprio di modello Candy costruito a Brugherio. Così con la lavatrice messa in cucina, con lo scarico “volante” dentro il lavandino (si poteva recuperare l’acqua di scarico per gli ammolli), capitava che il tubo fuoriuscisse dal lavandino e si allagasse tutto l’appartamento.

Il bagno era rivestito fino all’altezza di 1,5m circa con piastrelle di ceramica 15x7,5 di colori pastello giallino, verdino, azzurro e pavimento in gres nero con striature bianche. Il boiler era ad accumulo elettrico; il gas arriverà dopo.

Il riscaldamento è centralizzato con caloriferi in ghisa ma più spesso, più economicamente, in acciaio; la caldaia era a gasolio (quantità incredibile di CO2 e polveri nell’aria) con il serbatoio interrato nel cortile che veniva rifornito periodicamente con le autobotti. Proprio la ditta F.lli. Biella Petroli si era insediata e sviluppata in via San Nazzaro.

Altro impianto centralizzato era quello della raccolta rifiuti: una colonna sufficientemente ampia, spesso in eternit, aveva ad ogni pianerottolo uno sportello in cui venivano buttati i sacchetti dei rifiuti; alla base, in cantina, in un locale immondezzaio venivano raccolti i rifiuti che dovevano essere messi in sacchi più grandi e portati allo smaltimento. Ogni tanto il tubo si intasava contribuendo alle discussioni e liti condominiali. Nei primi anni non esisteva il servizio pubblico e ogni condominio gestiva in privato lo smaltimento. Quando viene istituito il servizio pubblico, i mezzi consistevano in un carretto trainato da un asino e gestito dallo stesso stradino del comune.

Anche l’acqua aveva un solo contatore. Contrariamente a quanto avviene nei cortili, per la gestione delle spese e degli spazi comuni ed anche perché è previsto dalla legge, i condomini devo incaricare un amministratore. Tra i primi a svolgere questo ruolo è il sig. Vittorio Pisati. Si sperimenta così la faticosa democrazia diretta delle assemblee condominiali.

Una rivoluzione culturale di quegli anni è stato il pavimento a cera. Realizzato in marmette di seminato, formato 40x40 quello più grande, veniva consegnato lucidato a piombo. Il compito è diventato tenerlo lucido.  Belluschesi che fino a poco tempo prima avevano il gabinetto in cortile o ricavato nella stalla, si lavavano nel mastello in casa e nel catino in camera, si sono ritrovati in poco tempo a camminare su pavimenti traslucidi trascinando apposite “pattine” e a comprare un nuovo rumoroso elettrodomestico: la lucidatrice elettrica con serie di spazzole intercambiabili.

Ma come ricordava in una conferenza l’architetto Renzo Piano: “Guardate che, dopo la guerra, avere 10 o 15 anni significava vivere in un futuro pieno di aspettative; ogni giorno che passava il mondo cambiava in meglio: le strade erano più pulite, il cibo diventava migliore. Cresci con questa idea che il tempo che passa migliora le cose, una roba che ti entra nella pelle e ne fai buon uso per tutta la vita”.



Sullo sfondo la costruzione del condominio Suardo, in primo piano ci sono io a 5 anni




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