Dal cortile al condominio
Terza parte: ancora anni Sessanta del secolo scorso
Francesco Stucchi
Gli investimenti immobiliari, in questi anni, garantiscono
un rendimento molto elevato sia a lungo termine come per l’affitto sia a breve
termine per alloggi da mettere subito sul mercato; così insieme alle imprese
edili troviamo tra gli investitori anche i commercianti del paese.
Un intervento di impatto notevole è stato quello dei
fratelli Biella con le tre torri di via Dante del1966: tre condomini di sei
piani fuori terra con rivestimento in mattoni, quattro appartamenti per piano e
al piano terra negozi che si allineano sull’andamento della via Dante.
L’operazione è una ristrutturazione urbanistica, col nuovo
linguaggio urbanistico si chiamerebbe “rigenerazione urbana”. L’area, infatti, era
già urbanizzata, era occupata dai fabbricati della “Curt di Lacè” che vengono
abbattuti per fare posto ai nuovi condomini.
I negozi confermano la vocazione di via Dante, relativamente
alla dimensione di paese, come strada commerciale. Nei nuovi spazi si insediano
attività già esistenti e nuove: il negozio di abbigliamento di “Angelina
negra”, la macelleria Biffi, il fruttivendolo dei “Mesula” che aprono anche un
negozio di scarpe, quello di articoli per la casa di Tino “Magnan”, il
colorificio di “Luisen sbianchen” gestito dalla figlia Lina, il negozio di
giocattoli della ditta Ronchi, ditta che si era insediata a nord del paese e
produceva proprio giocattoli per bambini, c’era poi l’ambulatorio del dott.
Foti e il Bar tuttora esistente.
Tra il ’66 e il ’67 parte anche la prima cooperativa
edilizia che costruisce per i propri soci: è quella chiamata “Papa Giovanni
XXIII” che realizza i tre condomini che daranno poi nome anche alla via. Sono
cinque piani fuori terra con tre appartamenti per piano, senza attività
commerciali.
Le cooperative edilizie che costruiscono per i soci saranno
per la maggior parte legate ai partiti, in questo caso alla Democrazia
Cristiana. I progettisti sono gli architetti Rasnesio e Sartorio di Milano che
introducono il particolare della finestra d’angolo che caratterizza questi
condomini. Erano già cominciati ad apparire anche i garage al piano interrato
con scivoli e spazio di manovra invece del giardino. Non sono ancora previsti
box per tutti gli appartamenti e le dimensioni sono adatte alle vetture
economiche di quegli anni. Lo spazio esterno del condominio non diventerà mai
uno spazio di socializzazione e tanto meno per il gioco dei bambini.
Un altro comparto di condomini comincia ad insediarsi anche
tra via Roma e via Verga, sono palazzine a tre piani fuori terra a partire dal
piano rialzato senza negozi.
La crescita delle costruzioni edilizie in tutta Italia mette
in luce i ritardi della normativa su questo settore. Gli utili elevati erano
favoriti anche dal fatto che i costi per la realizzazione delle infrastrutture
pubbliche: strade, acquedotto, fognatura, energia elettrica e pubblica
illuminazione erano a carico delle casse comunali, mentre gli utili rimanevano
ai privati che pagavano un’imposta governativa. In economia il fenomeno si chiamerà
“rendita di posizione”.
Contro la “rendita di posizione” si esprimerà anche un
economista liberale classico come Luigi Einaudi chiamandola “sovra reddito” o
“reddito eccezionale” ottenuto dal capitalista non con propri investimenti ma a
seguito di investimenti pubblici; altri la definiscono “rendita parassitaria”.
Visto che questo guadagno dipende da decisioni dell’ente
pubblico e quindi dai politici, questo diventa l’elemento di controversie e di problemi
legali che spesso poi emergono nella cronaca quotidiana nazionale ancora ai
nostri giorni. Proprio dal Comune di Milano era iniziata in quegli anni una
prassi amministrativa particolare chiamata “rito ambrosiano”: in pratica il
Comune istituiva una trattiva con il costruttore a cui concedeva benefici
edificatori in cambio di un ritorno al bene comune in opere e infrastrutture, tramite
una convenzione scritta allegata al progetto. Una pratica amministrativa
rischiosissima sia per la trasparenza che di efficacia per la conoscenza dei
reali valori di mercato in gioco tra le parti. La prassi troverà
successivamente anche la cornice legislativa.
In Italia la legge urbanistica nazionale è del 1942 di
chiara impronta funzionalista, frutto dell’ambiguo rapporto tra il fascismo e
gli architetti razionalisti italiani. Si era in tempo di guerra e chissà se il Parlamento
si fosse accorto di cosa stesse approvando; infatti, sarà inapplicata per tutto
il periodo della ricostruzione. Prevedeva che le grandi città si dotassero di
un Piano Regolatore Generale. Per gli altri comuni più piccoli era previsto il
Regolamento Edilizio con allegato il Piano di Fabbricazione.
Il Comune di Bellusco si è dotato del regolamento edilizio
nel 1874, poi rivisto nel 1929 e nel 1960, il primo con allegato il Piano di Fabbricazione.
La planimetria individuava le aree fabbricabili distinguendole in quelle ad
alta densità (costruzioni alte) e quelle a bassa densità (costruzioni basse),
individuava le nuove strade e l’ipotesi di un secondo cimitero. Già nel secondo
Piano di Fabbricazione del 1966 è stato cancellato il secondo cimitero.
Gli interessi economici legati alla gestione del territorio
sono diventati negli anni Sessanta campo di battaglie civili e politiche ma il
tema del conflitto d’interesse non era ancora emerso nella pubblica opinione.
Due gli interventi più noti della magistratura a Bellusco su querela di parte:
uno riguardava una palazzina da costruirsi in via Roma tra le scuole elementari
e la palazzina Ronchi fotografo dove ora ci sono dei box, il secondo per la
sede della zincheria a nord del paese. In entrambi i procedimenti il tribunale
diede ragione ai querelanti. I fatti però divisero la DC locale che governava
il paese.
Nel ’66 il sindaco Riccardo Colombo si dimise e fu
sostituito da Edoardo Brioschi considerato esponente del gruppo delle “nuove
leve” che, a sua volta, di dimise nel ’68 sostituito dall’assessore
all’edilizia Angelo Bordogna. Le successive elezioni del 1969 furono vinte
dalla lista “Salvagente” composta da laici, dissidenti DC e da esponenti del
PSI; alla carica di sindaco fu eletto il dott. Giancarlo Gatti; all’ufficio
tecnico venne nominato come consulente l’architetto Leonardo Brambilla
Tra le questioni in discussione in quegli anni anche
l’ipotesi di un grande deposito di carburanti da realizzarsi a Camuzzago,
progetto che per fortuna dei belluschesi fu poi realizzato a Basiano. Proprio
il Piano di Fabbricazione del ’66 aveva previsto quest’ area produttiva.
Rimanendo sui fatti più propriamente edilizi è da rilevare
la costruzione di nuove ville, principalmente nella zona di via Bergamo. Negli
anni Trenta erano state costruite la Villa Gatti tra via Roma e via Bergamo, la
Villa Bolognini che ospita la farmacia, la Villa Carozzi, successivamente la
Villa Cagnola.
Alla fine degli anni Sessanta, il benessere accresciuto porta
alcuni strati della popolazione ad abbandonare anche la scelta del condominio
verso una vera e propria villa singola.
Ma siccome la storia ha processi lunghi, ancora nel 1966 si
costruiscono le latrine comuni nella “Curt del Lazaret”, cortile di fronte al
bar Valentino.
Il 14 gennaio 1968 un terremoto molto forte sconvolge la
valle del Belice in Sicilia, l’evento incentiva l’immigrazione di popolazione
verso il Nord Italia, anche Bellusco ritrova il valore della solidarietà e
scopre il fenomeno dell’immigrazione interna.
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| i condomini di via Dante |




