Dal condominio alla villetta
Quarta parte: gli anni Settanta del secolo scorso
Francesco Stucchi
La politica italiana ha discusso molto negli anni Sessanta
su una possibile riforma urbanistica per contenere la “speculazione edilizia” e
la rendita di posizione. Quello che è rimasto è una legge per l’Edilizia
Economica e Popolare, comunemente chiamata 167, che a Bellusco verrà applicata
molto tardi e due decreti del ’68: il primo modifica le distanze minime tra gli
edifici e dai confini dei terreni, mentre il secondo introduce il concetto di
“standard urbanistici” e definisce quali sono le opere urbanistiche.
Gli standard urbanistici definiscono le quantità minime per
abitante di aree da destinare ai servizi pubblici che andranno a comporre
quelle che vengono definite urbanizzazioni secondarie: scuole, ospedali, … da
prevedere nei Piani Regolatori Comunali. Per urbanizzazioni primarie si intendono
invece le strutture a rete come strade, acqua potabile, fognatura, per cui si
prevede la connessione diretta degli edifici.
Sulla base del decreto degli standard, il Comune di Bellusco
introduce nel 1970 una tabella per il calcolo degli “oneri di urbanizzazione
primaria”, una tassa a carico delle nuove costruzioni, e nel 1972 anche gli
“oneri di urbanizzazione secondaria” calcolati in base al volume da costruire.
Nella prima metà degli anni Settanta iniziano le
progettazioni e la realizzazione di diverse opere pubbliche: il parco dietro il
Municipio, la palestra, la scuola materna, l’ampliamento della scuola
elementare, la nuova scuola media, (anche un paio di fontane) oltre che nuove
vie; quasi tutte opere che vengono realizzate con l’assunzione di mutui da
parte del Comune.
L’intervento che ha segnato fortemente il territorio di
Bellusco dagli anni Settanta è stato la realizzazione della strada provinciale
“Bellusco-Gerno n.177” che nel tratto comunale ha preso il nome di corso Alpi e
che ha permesso l’urbanizzazione della parte est dell’attuale centro abitato.
Il primo insediamento è stato quello delle quattro palazzine
con accesso da via Bergamo 56 che si sono allineate alla costruenda strada nel
1970. Nel 1972 le due palazzine a nord di via Tonale e nello stesso anno le
sette palazzine di corso Alpi dell’”Immobiliare la Bellana”. L’anno successivo
il complesso dei cinque condomini “Le Querce”.
Negli anni Settanta si andrà quindi a saturare l’area tra
via Stelvio, via Grigna e via Tonale.
Sono gli anni in cui si incrementa notevolmente il traffico
automobilistico per cui si è proceduto alla realizzazione del semaforo tra via
Ornago e via Circonvallazione e, a protezione dell’attraversamento di corso
Alpi, il semaforo di via Bergamo. Significative sono anche le licenze edilizie
per la realizzazione di box o la trasformazione dei rustici in posti auto.
Alcuni interventi tra il ’70 e il ’72 utilizzano terreni in
area urbana come le palazzine di via Manzoni e quelle di via Cesare Battisti,
il completamento del lotto di via Verga e un altro caso di ristrutturazione
urbanistica con l’abbattimento di un fabbricato con piano terra commerciale,
sostituito con una nuova palazzina proprio di fronte al Castello.
Gli interventi di 167 iniziano nel 1978 e riguardano le aree
di via Toscana e via Liguria, via Tonale e via Stelvio.
L’attuazione dei Piani di 167 è complicata. La prassi vorrebbe
che il Comune esegua l’esproprio delle aree e con fondi propri realizzi le
opere di urbanizzazione (operazioni che di solito non sono nella disponibilità
di cassa delle amministrazioni comunali); dopo di che si assegnino i lotti agli
operatori, cooperative o altri operatori, al costo sostenuto dal Comune. Per
l’assegnazione hanno diritto di prelazione i proprietari dei terreni; da qui
l’”escamotage” di acquisire le aree bonariamente dagli operatori interessati
che nel frattempo avevano già acquistato le aree individuate nel Piano di
Fabbricazione o nel PRG e a cui vengono assegnate per il diritto di prelazione,
mentre i lotti rimasti sono assegnati ad altri operatori. L’assegnazione può
prevedere inoltre una convenzione per realizzare le opere di urbanizzazione.
Bisogna dare atto che con questa procedura si è evitato di avere quartieri di
case popolari senza servizi che velocemente degradano anche socialmente,
episodi noti e diffusi in diverse parti d’Italia.
Nel ’72 si approva un nuovo Piano di Fabbricazione che ha
già l’aspetto di un Piano Regolatore Generale comunale che invece verrà
adottato nel 1980 a firma degli architetti Brambilla e Lorenzetti.
Dalla seconda metà degli anni Settanta, con una maggiore
disponibilità di reddito, si diffonde la tipologia della villetta. La scelta
urbanistica ha precedenti storici illustri come le “città giardino” dell’urbanista
inglese Howard che ha ispirato anche la seconda fase del villaggio di Crespi
d’Adda.
La crescita urbanistica a bassa densità ha un elevato
consumo di suolo e spesso, non è in grado di restituire l’effetto urbano degli
esempi storici citati. La scelta risponde ad un bisogno di un maggiore livello
di privacy e di autonomia rispetto al condominio, anche se alcune scelte (tipo
le villette a schiera, le bifamiliari e gli appartamenti in villa) possono
generare un’aspettativa non sempre corrisposta.
Il giardino privato di solito è piuttosto limitato, la
superficie abitabile è un po’ di più rispetto a quella di un appartamento anche
tenendo conto dello spazio occupato dalla scala interna, ma si acquisiscono
degli spazi accessori come la mansarda e la taverna. La tavernetta diventa il
nuovo mito, uno spazio informale in cui si vive quotidianamente, si svolgono le
feste più casarecce, sopporta gli odori più pesanti della cucina e permette di
salvaguardare il “piano sopra” sempre in ordine e per le occasioni più
ufficiali. Quasi un retaggio del ricordo della casa di cortile. Proprio per
occultare parzialmente il piano seminterrato, il giardino prospiciente il
portico del soggiorno assume un andamento inclinato come se si abitasse sulle
colline brianzole.
La distribuzione interna dei locali cambia anche negli
appartamenti. La donna è un po’ meno “angelo del focolare”, allora la cucina è
sempre meno uno spazio separato ma deve poter avere la soluzione aperta sul
soggiorno. Si elimina il corridoio d’ingresso, al limite uno spazio filtro trasparente
realizzato con l’arredo. Il soggiorno conquista il ruolo di locale principale
della famiglia. Basta il pavimento da mettere la cera, arriva la ceramica. Il
focus del soggiorno diventa il televisore quello catodico ingombrante, dal ’77
anche a colori, collocato su un apposito carrello con sottostante lo
stabilizzatore elettrico.
Il 1973 è l’anno della crisi energetica: può ritenersi il
passaggio da una cultura ottimista con l’idea di un progresso sempre positivo e
lineare alla cultura della crisi e di un certo pessimismo verso il futuro. L’edilizia
deve fare la sua parte: nei muri si mettono le prime intercapedini coibentanti,
i serramenti diventano a doppi vetri e l’altezza interna dei locali diminuisce
di venti centimetri.
Concludo questo percorso con una citazione dell’architetto e
scrittore Gianni Biondillo: “Ogni città è un palinsesto, un documento sul
quale si continua a scrivere, giorno dopo giorno, secolo dopo secolo, senza che
nulla venga veramente perduto. Magari nel nome di una via, nella pietra
angolare di un edificio, nei ricordi dei suoi abitanti; la memoria, nelle città
non si fa tempo si fa spazio.”
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| la costruzione della scuola media |

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