venerdì 11 settembre 2026

 

Dal cortile al condominio

Terza parte: ancora anni Sessanta del secolo scorso

Francesco Stucchi

Gli investimenti immobiliari, in questi anni, garantiscono un rendimento molto elevato sia a lungo termine come per l’affitto sia a breve termine per alloggi da mettere subito sul mercato; così insieme alle imprese edili troviamo tra gli investitori anche i commercianti del paese.

Un intervento di impatto notevole è stato quello dei fratelli Biella con le tre torri di via Dante del1966: tre condomini di sei piani fuori terra con rivestimento in mattoni, quattro appartamenti per piano e al piano terra negozi che si allineano sull’andamento della via Dante.

L’operazione è una ristrutturazione urbanistica, col nuovo linguaggio urbanistico si chiamerebbe “rigenerazione urbana”. L’area, infatti, era già urbanizzata, era occupata dai fabbricati della “Curt di Lacè” che vengono abbattuti per fare posto ai nuovi condomini.

I negozi confermano la vocazione di via Dante, relativamente alla dimensione di paese, come strada commerciale. Nei nuovi spazi si insediano attività già esistenti e nuove: il negozio di abbigliamento di “Angelina negra”, la macelleria Biffi, il fruttivendolo dei “Mesula” che aprono anche un negozio di scarpe, quello di articoli per la casa di Tino “Magnan”, il colorificio di “Luisen sbianchen” gestito dalla figlia Lina, il negozio di giocattoli della ditta Ronchi, ditta che si era insediata a nord del paese e produceva proprio giocattoli per bambini, c’era poi l’ambulatorio del dott. Foti e il Bar tuttora esistente.

Tra il ’66 e il ’67 parte anche la prima cooperativa edilizia che costruisce per i propri soci: è quella chiamata “Papa Giovanni XXIII” che realizza i tre condomini che daranno poi nome anche alla via. Sono cinque piani fuori terra con tre appartamenti per piano, senza attività commerciali.

Le cooperative edilizie che costruiscono per i soci saranno per la maggior parte legate ai partiti, in questo caso alla Democrazia Cristiana. I progettisti sono gli architetti Rasnesio e Sartorio di Milano che introducono il particolare della finestra d’angolo che caratterizza questi condomini. Erano già cominciati ad apparire anche i garage al piano interrato con scivoli e spazio di manovra invece del giardino. Non sono ancora previsti box per tutti gli appartamenti e le dimensioni sono adatte alle vetture economiche di quegli anni. Lo spazio esterno del condominio non diventerà mai uno spazio di socializzazione e tanto meno per il gioco dei bambini.

Un altro comparto di condomini comincia ad insediarsi anche tra via Roma e via Verga, sono palazzine a tre piani fuori terra a partire dal piano rialzato senza negozi.

La crescita delle costruzioni edilizie in tutta Italia mette in luce i ritardi della normativa su questo settore. Gli utili elevati erano favoriti anche dal fatto che i costi per la realizzazione delle infrastrutture pubbliche: strade, acquedotto, fognatura, energia elettrica e pubblica illuminazione erano a carico delle casse comunali, mentre gli utili rimanevano ai privati che pagavano un’imposta governativa. In economia il fenomeno si chiamerà “rendita di posizione”.

Contro la “rendita di posizione” si esprimerà anche un economista liberale classico come Luigi Einaudi chiamandola “sovra reddito” o “reddito eccezionale” ottenuto dal capitalista non con propri investimenti ma a seguito di investimenti pubblici; altri la definiscono “rendita parassitaria”.

Visto che questo guadagno dipende da decisioni dell’ente pubblico e quindi dai politici, questo diventa l’elemento di controversie e di problemi legali che spesso poi emergono nella cronaca quotidiana nazionale ancora ai nostri giorni. Proprio dal Comune di Milano era iniziata in quegli anni una prassi amministrativa particolare chiamata “rito ambrosiano”: in pratica il Comune istituiva una trattiva con il costruttore a cui concedeva benefici edificatori in cambio di un ritorno al bene comune in opere e infrastrutture, tramite una convenzione scritta allegata al progetto. Una pratica amministrativa rischiosissima sia per la trasparenza che di efficacia per la conoscenza dei reali valori di mercato in gioco tra le parti. La prassi troverà successivamente anche la cornice legislativa.

In Italia la legge urbanistica nazionale è del 1942 di chiara impronta funzionalista, frutto dell’ambiguo rapporto tra il fascismo e gli architetti razionalisti italiani. Si era in tempo di guerra e chissà se il Parlamento si fosse accorto di cosa stesse approvando; infatti, sarà inapplicata per tutto il periodo della ricostruzione. Prevedeva che le grandi città si dotassero di un Piano Regolatore Generale. Per gli altri comuni più piccoli era previsto il Regolamento Edilizio con allegato il Piano di Fabbricazione.

Il Comune di Bellusco si è dotato del regolamento edilizio nel 1874, poi rivisto nel 1929 e nel 1960, il primo con allegato il Piano di Fabbricazione. La planimetria individuava le aree fabbricabili distinguendole in quelle ad alta densità (costruzioni alte) e quelle a bassa densità (costruzioni basse), individuava le nuove strade e l’ipotesi di un secondo cimitero. Già nel secondo Piano di Fabbricazione del 1966 è stato cancellato il secondo cimitero.

Gli interessi economici legati alla gestione del territorio sono diventati negli anni Sessanta campo di battaglie civili e politiche ma il tema del conflitto d’interesse non era ancora emerso nella pubblica opinione. Due gli interventi più noti della magistratura a Bellusco su querela di parte: uno riguardava una palazzina da costruirsi in via Roma tra le scuole elementari e la palazzina Ronchi fotografo dove ora ci sono dei box, il secondo per la sede della zincheria a nord del paese. In entrambi i procedimenti il tribunale diede ragione ai querelanti. I fatti però divisero la DC locale che governava il paese.

Nel ’66 il sindaco Riccardo Colombo si dimise e fu sostituito da Edoardo Brioschi considerato esponente del gruppo delle “nuove leve” che, a sua volta, di dimise nel ’68 sostituito dall’assessore all’edilizia Angelo Bordogna. Le successive elezioni del 1969 furono vinte dalla lista “Salvagente” composta da laici, dissidenti DC e da esponenti del PSI; alla carica di sindaco fu eletto il dott. Giancarlo Gatti; all’ufficio tecnico venne nominato come consulente l’architetto Leonardo Brambilla

Tra le questioni in discussione in quegli anni anche l’ipotesi di un grande deposito di carburanti da realizzarsi a Camuzzago, progetto che per fortuna dei belluschesi fu poi realizzato a Basiano. Proprio il Piano di Fabbricazione del ’66 aveva previsto quest’ area produttiva.

Rimanendo sui fatti più propriamente edilizi è da rilevare la costruzione di nuove ville, principalmente nella zona di via Bergamo. Negli anni Trenta erano state costruite la Villa Gatti tra via Roma e via Bergamo, la Villa Bolognini che ospita la farmacia, la Villa Carozzi, successivamente la Villa Cagnola.

Alla fine degli anni Sessanta, il benessere accresciuto porta alcuni strati della popolazione ad abbandonare anche la scelta del condominio verso una vera e propria villa singola.

Ma siccome la storia ha processi lunghi, ancora nel 1966 si costruiscono le latrine comuni nella “Curt del Lazaret”, cortile di fronte al bar Valentino.

Il 14 gennaio 1968 un terremoto molto forte sconvolge la valle del Belice in Sicilia, l’evento incentiva l’immigrazione di popolazione verso il Nord Italia, anche Bellusco ritrova il valore della solidarietà e scopre il fenomeno dell’immigrazione interna.

i condomini di via Dante 

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